Luca Francesconi



Luca Francesconi / Taocheng Wang
2014, Veduta dell'installazione  galleria Fluxia, Milano





Luca Francesconi - Then Now
2014, installation view at Miart, Milan


End of rivers
2014, dried Silurus Glanis, stone, resin, aluminum shelf, 50x25 cm


Untitled (Arm)
2013, Belgian Black marble, iron, 138x38x38 cm


Untitled (Belly)
2013, Belgian Black marble, iron, 152x44x44 cm


Untitled (Shirt)
2013, silk shirt, dry eel skin, iron hanger, 84x54x2 cm

Untitled (Woman)
2013, metal and plastic stool, newspaper, cotton rope, plastic bag, vacuum-packed rice, apple, 138x30x30 cm


Echo of the Moon
2012, installation view at CRAC Alsace, Altkirch, FR


Echo of the Moon
2012, detail of the installation view, CRAC Alsace, Altkirch, FR


Echo of the Moon
2012, installation view at CRAC Alsace, Altkirch, FR


Echo of the Moon
2012, Installation view of the exhibition at Musée de Montbeliard FR


Dieu d’eau
2012, inox, glass, alabaster, cuttlebone, pomegranates, 80x80 cm. Installation view at Musée de Montbeliard, FR



De Labore Solis
2011, installation view at Chez Valentin, Paris, FR. Photo Kleinefenn


Untitled (Sculpture in a grain field)
2011, iron, 160x35x35 cm. Photo Kleinefenn


Europa 3000 - civil Idol
2011, installation view at 54th Venice Biennal, curated by Bice Curiger


Velocità del sole
2011, copper, argyle, iron, mother of pearl, dry pumpkins, variable dimensions


Untitled
2011, copper, mother of pearl, iron, dry lotus flowers, variable dimensions

7.Luca Francesconi - pane pane pane vino canale di scolo, 2014, veduta della mostra Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy
Luca Francesconi – Pane pane pane vino canale di scolo, 2014, veduta della mostra
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli
Il rimpianto pasoliniano per il mondo contadino, esplicato nei postumi Scritti Corsari in opposizione all’omologazione contemporanea, è il riferimento ideale più vicino alla personale Pane pane pane vino canale di scolo di Luca Francesconi (Mantova, 1979), che ancora una volta pone attenzione alle fenomenologie organizzative e sociali del mondo agreste e alle ciclicità del tempo rurale. Con un approccio antropologico distaccato e analitico, attraverso l’impianto narrativo del lavoro – da lui stesso definito un “campo semantico” – l’artista dà corpo a una serie riflessioni sui sistemi di autoproduzione e autosussistenza, criticando l’odierno sbilanciamento tra produzione e consumo; invitando il fruitore, attraverso una serie di richiami visivi e memoriali (con ortaggi e pesci, reti di letti e strutture antropomorfe), a riflettere sulle attuali drammatiche conseguenze di una generazione che ha vissuto il finire “dell’età del pane”. Vera e propria mutazione comportamentale, e trasformazione sociale che ha relegato sempre più l’individuo “nell’angosciosa volontà di uniformarsi”. (Raffaella Barbato  Luca Francesconi – Pane pane pane vino canale di scolo a cura di Jason Hwang -UMBERTO DI MARINO. Napoli - Artribune 2014)



Luca Francesconi - Geode Cupa - veduta della mostra presso Fluxia, Milano 2013 - photo Andrea RossettiDisseminando tracce nella galleria, Luca Francesconi (Mantova, 1979) suggerisce piani narrativi liberamente assemblabili. I singoli elementi rispondono da un capo all’altro delle sale, mostrando affinità per colori, lucentezza e materiali. Sono i materiali, infatti, uno degli elementi fondanti la ricerca di Francesconi, che sottolinea la trasformazione dell’organico e dell’animale in materia apparentemente inerte. Due sculture in marmo nero, reso simile a plastica, occupano il centro della scena e rimandano a una figura femminile gravida, ma il riferimento non è alla maternità in senso proprio, bensì, più in generale, alla generazione di materia e alla possibilità di plasmarla dall’interno. È proprio questo ciò che fa un geode, concrezione di cristalli che si sviluppa all’interno di una roccia, cavità invisibile e scintillante. (Marta Cereda Luca Francesconi – Geode cupa - FLUXIA, Milano - Artribune 2013)


Luca Francesconi (Mantova, 1979; vive a Parigi e Milano) ci ha abituati a un’arte problematica, legata a doppio filo con la storia e le branche di pensiero a essa tangenti, come l’alchimia, la filosofia, la metafisica, l’arte popolare.
Luca Francesconi - Calendario delle Semine - veduta dell’allestimento press la Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2009Di ritorno in città, l’artista dal cripticismo minimale propone una ricerca sul tempo, condotta “sfogliando” calendari e almanacchi. Sono proprio le prassi agricole a finire sotto l’occhio attento del mantovano, perché “è tramite l’agricoltura che l’uomo ha avuto le prime necessità di confrontarsi con il tempo, di ordinarlo e di iniziare a maneggiarlo, quindi teorizzarlo”.I principi della rotazione, le attività di semina e raccolta sono infatti pratiche legate a cadenze determinate da una misurazione arbitraria - nel senso di misurazione stabilita dall’uomo - del tempo, scandita dal ciclico alternarsi delle stagioni, del giorno e della notte. Non più tempo lineare-progressivo, cristianamente inteso, dunque, ma luogo di una verità destinale e storica dell’essere, condizione dell’esistenza intesa come progetto. Così, le sculture realizzate con argilla di fiume, una tavola lignea che reca impresse tracce di colore, un arcolaio bronzeo, interpretabili come metafore delle varie declinazioni del fare artistico, diventano frutto di un proposito, progettualità concretizzatasi, ancora una volta, a partire da una organizzazione del lavoro e raccontano dell’uomo, questa volta artista, homo faber, artigiano, la cui arte è legata a una manualità. La traccia di questo fare è il tempo dell’opera d’arte. Tempo che si fa fisico e tangibile in Calendario delle Semine, dove sulla mensola che reca pochi, essenziali oggetti è lo spazio, che pausa il loro disporsi, a misurare il tempo, così da essere non più mero contenitore, ma partecipe del contenuto, arrivando a modificarlo, rinnovarlo, ridefinirlo. È quanto accade prendendo in esame l’attività curatoriale; dice, infatti, Francesconi: “Disporre oggetti sulla mensola è la medesima operazione che, in proporzioni maggiori, un curatore fa in una mostra, ovvero adopera lo spazio secondo ritmi e dimensioni”.Questa sostanziale analogia tra i due concetti, da sempre al centro di dibattiti filosofici, la si ritrova ritornando con i “piedi nella terra”, nella misura in cui il campo arato costituisce il luogo dove si dispiega il progetto creatore della natura, a cui l’uomo consacra la propria fatica, la propria dedizione secondo precise e ben determinate cadenze che diventano allora ritmo, ritualità: la natura si fa temp(i)o. È alla fine del percorso espositivo che questa sacralità antropomorfa fa la sua comparsa: una mastodontica zampa di gallina, un cuoio serpentino, un carapace sono di fatto moderne icone di discendenza bizantina, in cui s’adombra l’elemento energetico che partecipa al processo perenne della vita, lo spirito divino che vi presiede.
(Carla Rossetti  Luca Francesconi - Calendario delle Semine, Umberto Di Marino Arte Contemporanea - Napoli . Exibart 2009)





Grazie a Dio, non mi sento europeo. Questo è l’asse attorno al quale ruota l’intero apparato costruito da Luca Francesconi (Mantova, 1979; vive a Parigi) alla galleria Marella di Milano, una mostra che sembra voler essere una summa di tutte le tematiche trattate dal giovane artista durante gli anni di rodaggio. Ma anche una sorta di diario, in cui ha annotato riflessioni e pensieri. 
Emerge prima di tutto un innegabile rigore conservatore, il punto di partenza per un discorso non tanto anticomunitario, ma scettico di fronte alla pretesa di creare uno spirito trasnazionale che cementifichi nei 27 paesi dell’Unione un sostrato multiculturale comune, così come succede da secoli per gli Stati Uniti d’America. Argomento riassunto e sviscerato attraverso l’utilizzo delle forme d’arte e artigianato popolari più disparate, che tenderebbero appunto a dimostrare l’eterogeneità delle tradizioni che animano il continente. A questo proposito Francesconi inscena un quintetto di Tauromachie, cinque scheletri neri di discrete dimensioni, che raccontano lo spirito turbolento delle Corride ispaniche, delle corse di tori provenzali, ma anche i miti dell’antica Grecia. A questi contrappone il naso aquilino e sproporzionato di Pulcinella, ma in generale di tutta la produzione di maschere italiche. 
O, ancora, il Muro, delimitazione della proprietà, delle idee e dei confini, che rappresenta proprio questo labirinto di diversità soffocanti che allontano dall’artista il sentimento di comunione. Tuttavia esiste un luogo di redenzione. La frammentazione non è una vocazione e può essere ovviata. Ma solo se la storia, portandosi a spasso col carroccio arte, cultura e società, cerca le proprie radici all’interno della religione. La tradizione cristiana (non cattolica, n.d.a.) diventa nella visione di Francesconi l’unico collante possibile nell’orgia di simboli, costumi, usanze e difformità europee. L’ingranaggio centrale dell’intero alambicco espositivo è quindi la parete di fondo, su cui aggettano quattro croci, anch’esse nere, che diventano il tramite, il punto di raccordo capace di far dialogare la serie, apparentemente disomogenea, delle installazioni. Nell’insieme complesso degli argomenti esaminati in mostra, cui si aggiungono, a strati, i riferimenti agli artisti dell’Arte Povera e a Giulio Paolini, il punto di rottura, la maglia difettosa, è rappresentata proprio dallo scollamento tra contenuto e sua rappresentazione. Ciò che esteriormente sembrerebbe intriso di un abbandono pessimista, di un’aurea mortifera, in realtà dovrebbe rappresentare un riscatto quasi cristologico. Ciò che dovrebbe riuscire a parlare di politica internazionale ragiona invece sugli stereotipi. Tuttavia si riscontra nel nuovo Francesconi una certa maturazione nella trattazione e gestione dello spazio e una sorta di richiamo all’ordine, di rigore non solo tematico, ma anche compositivo, che lo differenzierebbe dai modi approssimativi che sempre più spesso caratterizzano la sua generazione. Quasi che il giovane artista voglia raccontare al suo pubblico una certa fretta di diventare adulto. (Santa Nastro Luca Francesconi - Thank's God I don't feel EuropeanGalleria Marella - Milano - Exibart 2007)





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Attraverso la sua ricerca, Luca Francesconi  recupera in chiave contemporanea tematiche romantico-esistenziali, sperimentando differenti mezzi espressivi e sfruttando spesso il filtro della metafora. A partire dalle esperienze come performer e video-artista, il suo lavoro approda negli ultimi anni ad un nuovo modo d’intendere il rapporto con la natura. In un’epoca in cui l’intervento dell’uomo appare sempre più invasi-vo, l’artista scopre la possibilità di lasciare un’impronta del suo passaggio in maniera costruttiva. L’elemento artificiale segue i processi naturali, in cui lo scorrere del tempo acquista un ruolo fondamentale, fino a diven-tarne parte.In occasione della mostra presso la Galleria Umberto Di Marino Arte Contemporanea l’artista presenta una serie di lavori inediti incentrati proprio su questo nucleo tematico, pur essendo tra loro indipendenti.
Nella prima stanza un albero, disteso sul pavimento, è stato privato della sua corteccia, mettendo a nudo la sua parte più intima, e poi ricoperto di una nuova chioma, in cui un materiale di scarto come il chewing gum masticato acquista una nuova dimensione poetica, descrivendo la trama dell’originale fogliame. La seconda stanza, invece, accoglie due oggetti naturali, che in seguito al gesto selettivo dell’artista e a poche modifiche assumono una funzione scultorea. Un ramo di carrubo di un metro e venti mostra i suoi frutti ormai maturi che, a ben vedere, si trasformano in lunghe spine appuntite. Dall’altra parte un grande cristallo di quarzo rosa diventa implicito omaggio alla città di Napoli, poiché formato nel corso degli anni da lava raffreddata troppo in fretta. Questo speciale “vetro naturale”, trattato con lucido da scarpe per accumulazione, viene per buona parte ricoperto, invertendo quindi la sua caratteristica principale di filtrare la luce per essere evocativo di nuovi paesaggi e passate esperienze artistiche, come quella di Francesco Lo Savio. Infine, nella terza stanza, è esposta una serie di disegni ed una foto rappresentanti un fenomeno del tutto peculiare in natura, come l’innesto spontaneo di due alberi, che rinunciano ciascuno alla propria indipendenza per diventare qualcosa di unico ed irripetibile.



LUCA FRANCESCONI 

Mantova 1979, 
Vive e lavora a Milano e Parigi

Solo exhibitions 
2014 
Luca Francesconi / Taocheng Wang, Fluxia, Milan, IT 
The Meditative Relaxation Cycle, Arcadia Missa, London, UK, a show by Eloïse Bonneviot 
Then Now - Miart, Fluxia, Milan, IT, Invitational section curated by Giovanni Carmine and Alixis Vaillant, 
with Jimmie Durham 
Eux, Shanaynay, Paris, FR 
Braccia, Marino Marini Museum, Florence, IT 
2013 
Braccia, MAN, Nuoro, IT 
Il fascino discreto dell’oggetto.Figura 2: Natura Morta, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome, IT 
Art of Living (Goodbye Blue Monday), Chez Valentin, Paris, FR 
2012 
Orlando, Broadbeck Foundation, Palermo/ L’A project space, Palermo/ BOCS, Catania, IT 
Tumulus, MOTinternational, Brussels, B 
Glaze, Galerie Chez Valentin, Paris, FR, curated by George Henry Longly 
Cara Domani, works from the Ernesto Esposito collection, Mambo - Museo d’Art Moderna, Bologna, IT 
2011 
ILLUMInations, 54th Venice Biennal, Venice, IT, curated by Bice Curiger 
Partita a quattro, Galleria Lorcan O’neill,  Rome, IT, curated by L.Pratesi 
What you see is not what it is: views on politics and poetics, Galerie Chez Valentin, Paris, FR 

Group exhibitions 
2014 
Pane pane pane vino canale di scolo, Umberto di Marino, Naples, IT 
2013 
Geode Cupa, Fluxia, Milan, IT 
2012 
Echo of the Moon, Crac Alsace, Altkirch, FR, curated by Sophie Kaplan 
Echo of the Moon, Musée Beurnier-Rossel, Montbéliard, FR, curated by Aurélie Voltz 
2011 
De labore Solis,  Galerie Chez Valentin, Paris, FR 
2010 
Infinite Eye, Fluxia, Milan, IT 
2009 
Winner of Illy Prize - Present/Future with Umberto Di Marino gallery, Artissima 16, Turin, IT 
Sowing Calendar, Umberto Di Marino, Naples, IT
Emergings Talents Prize, CCCS Strozzina, Palazzo Strozzi, Florence, IT 
Premio Moroso, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Monfalcone, IT 
Vedere un Oggetto - Vedere la Luce, Young Curators Residency Program 2011, curated by Ginny Kollac, 
Padraic E. Moore, Pavel Pys, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene d’Alba, IT 
Life jacket under seat, Flip Project Space, Toronto, Canada 
Voyages d’Italies, Magasin - CNAC, Grenoble, FR, curated by Y. Aupetitallot 
21 artisti per il XXI sec, Fondazione Sandretto Re Rebaudendo, Turin, IT, curated by F. Bonami 
2010 
Folklore? - CRAC Alsace, Altkirch, FR, curated by Sophie Kaplan 
Galerie Chez Valentin, Paris, FR, curated by P. Valentin 
Certo Sentimento, Cripta 747, Turin, IT, curated by Frank Bohem 
2009 
Spy numbers, Palais de Tokyo, Paris, FR, curated by M.-O. Wahler 
Fondazione F. Menna, Salerno, IT, curated by E.Viola 
L’immagine sottile, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Monfalcone, Monfalcone, IT, curated by A. 
Bruciati 
2008 
Palais de Tokyo, Chateau de Tokyo, Paris, Fontainebleau, FR, curated by M.-O. Wahler 
Le parole fra noi leggere, Vianuova, (Airò, Francesconi, Panchal, Althamer, Dodge), Florence, IT, 
curated by L. Bruni 
Chroma, Novara, IT, curated by M. Tagliafierro 
Soft Cell, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Monfalcone, Monfalcone, IT, curated by A. Bruciati 
2007 
L’Homme Nu 3/3, Maison Populaire, Montreuil, Paris, FR, curated by A. Voltz 
Wundergarten, Orto Botanico, Palermo, IT, curated by H. Marsala 
Forevard, Fendi Foundation, Rome, IT, curated by A. Bruciati 
2006 
Hysteria Siberiana, Cristina Guerra Gallery, Lisboa, P, curated by M.O. Wahler 
Incontri a Montellori, Fucecchio, IT, curated by L. Beatrice 
Video Report, Galleria Civica d’Arte Contontemporanea di Monfalcone, Monfalcone, IT 
XII Biennale Contemporary Sacred Art, Teramo, IT 
The Mountains School of Arts, Los Angeles, CA 
Marella Gallery, Beijing, C, curated by G. Di Pietrantonio