Alessandro Biggio: Innesti, Reverse, Braccia.




Alessandro Biggio 
Cagliari 1974, dove vive e lavora

Innesti: Luca Trevisani, Zafos Xagoraris, Christian Frosi, Luca Francesconi, Massimo Grimaldi, Nacho Carbonell, Albert Mayr
Reverse (progetto di Alessandro Biggio e Marco Lampis, a cura di Micaela Deiana): Alessandro Biggio, Marco Lampis, Pietro Mele e il duo Quit Project
Braccia: Alexandra Bircken, Michael Höpfner, Luca Francesconi, J. Parker Valentine, Ian Pedigo e Luca Trevisani.



INNESTI

"L’innesto è una pratica agronomica che consiste nella fusione di due o più individui differenti (bionti) che prendono rispettivamente il nome di nesto e portainnesto; quest’ultimo va a costituire la parte basale della pianta, il primo la parte aerea. L’innesto viene praticato in agricoltura e giardinaggio soprattutto per la moltiplicazione di piante legnose. L’innesto è finalizzato anche alla regolazione dello sviluppo della pianta, a favorirne un migliore adattamento a particolari condizioni del terreno e a renderla maggiormente resistente a condizioni climatiche avverse, parassiti e malattie.”
Partendo dalla definizione tecnica il significato trasposto nel campo della cultura e in particolare delle arti visive può diventare quello di innestare esperienze, presenze e opere in luoghi ed eventi connotati da forti identità allo scopo di generarne una nuova.  Alessandro Biggio



Il progetto INNESTI, ideato e curato da Alessandro Biggio era finalizzato a promuovere nella città di Cagliari occasioni di incontro, confronto e approfondimento con artisti di rilievo internazionale. Si voleva così contribuire a creare le condizioni e le premesse per futuri innesti di esperienze, presenze e opere in luoghi della Sardegna connotati da forti identità, allo scopo di generarne di nuove.



INNESTI 2
13 Luglio 2011
Luca Trevisani

 

Luca Trevisani, uno tra i più interessanti nomi del panorama artistico contemporaneo, si confronta per la prima volta con il pubblico della Sardegna in occasione di Innesti, l’iniziativa a lui dedicata dall’Associazione IdeeArte in programma mercoledì 13 luglio a Cagliari, al Centro Comunale d’Arte e Cultura Il Ghetto (in via Santa Croce 18) alle 19.

Veronese, classe 1979, vita divisa tra Berlino e l’Italia, Trevisani ha all’attivo un ricco palmarés di premi e riconocimenti, come, ad esempio, il Premio Furla per L’Arte 2007, la residenza Künstlerhaus Bethanien di Berlino nel 2008 e l’anno successivo il Premio New York, borsa di studio per artisti italiani emergenti promossa dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l’Italian Cultural Institute di N.Y. e l‘Italian Academy for Advanced Studies della Columbia Univesity, che lo ha portato nel 2010 all’ International Studio & Curatorial Program ISCP.
Tra le esposizioni e progetti che lo hanno coinvolto di recente ce n’è uno che richiama a chiare lettere il titolo dell’appuntamento cagliaritano: “Lo spazio è un giardino da coltivare”, una mega installazione creata lo scorso anno per il MACRO di Roma e situata nelle pareti degli ingressi alle ali espositive del museo.

La serata si sviluppa lungo un filo tematico molto vicino alla poetica visuale del suo protagonista. Artista poliedrico, Trevisani fa spesso riferimento alla natura e in particolare al mondo vegetale. Le sue sculture, assemblate con immagini, materiali artificiali e organici e tecniche miste, interagiscono con il luogo e il contesto umano dove vengono situate.
L’incontro è esso stesso orientato a favorire un nuovo innesto artistico nell’isola, sotto forma di confronto tra la visione e le esperienze di Trevisani e le suggestioni che arrivano dal pubblico. 



INNESTI 2
Sabato 15 ottobre 2011Zafos Xagoraris




Il lavoro di Zafos Xagoraris si concentra sullo spazio pubblico e al fine di reinterpretarlo attraverso nuovi punti di vista, utilizza apparecchiature non monumentali, disegni, meccanismi semplici o dispositivi audio. Xagoraris è stato invitato ad esporre in mostre come la Biennale di San Paolo, 2006, Manifesta 7, Rovereto, 2008 e molte altre. È stato anche uno dei curatori del Padiglione greco della Biennale di Architettura di Venezia, 2004 e della Biennale di Atene, 2009. E 'docente presso la Scuola di Belle Arti di Atene ed è stato invitato a presentare il suo lavoro allo IUAV di Venezia, alla School of Visual Arts, New York, all'Accademia di Belle Arti di Monaco e in altre Università.


INNESTI 3
11 novembre 2011, l’11.11.11
Christian Frosi 

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Alle ore 11:11 del mattino l’artista dà appuntamento in Piazza Savoia a tutti coloro che vorranno accompagnarlo per una esplorazione della città attraverso prospettive insolite di osservazione. La ricerca proseguirà fino alle 11:11 di sera.Alle ore 19.00 si effettuerà una tappa presso la sala conferenze dell’Hostel Marina, scalette S. Sepolcro a Cagliari, dove l’artista terrà la lecture “11.11.11 11.11 11.11”, in cui racconterà il suo percorso artistico attraverso le immagini dei suoi lavori più importanti. Nel corso dell’incontro verranno proiettati alcuni video tra i quali “Sparkling water” presentato lo scorso settembre a Londra in occasione del Premio Moroso.

INNESTI 4 
2 marzo 2012
Luca Francesconi 




Primo appuntamento alle ore 10.00 in Piazza Savoia a Cagliari. Un gruppo di artisti operanti a Cagliari proporrà le tappe per una esplorazione inedita della città, sollecitando l’ospite ed i partecipanti a riflettere, attraverso gli elementi dell’urbano, intorno al tema dell’ identità. La mappa dell’esplorazione si definirà nel percorso stesso. Secondo appuntamento della giornata alle ore 19.00 presso la sala conferenze del Ghetto degli Ebrei, via Santa Croce 18 a Cagliari, dove Luca Francesconi terrà una lecture in cui illustrerà le tappe più significative del suo percorso artistico. 
 “[…] Sto analizzando la genesi dei riti agresti. L’agricoltura nasce come necessità dell’uomo e ben presto si carica di forme liturgiche, che hanno come obiettivo quello di ottenere un rendimento soddisfacente nelle colture. In un epoca in cui nessun tempio esisteva il campo coltivato diventava Santuario, terra agricola come luogo sacro. L’avere particolari abilità nel lavoro era segno d’iniziazione. In questa logica s’ inseriscono molte altre cose, ad esempio l’utilizzo dei materiali come significato e non come mero strumento. Scegliere il legno, rame o bronzo è già, in se stesso, parte del messaggio dell’opera d’arte. Il valore estetico è subordinato al significato “intrinseco” della materia prima. Sono affascinato dai dipinti dei pastori nell’ Appenzell svizzero, ritrovo la medesima spontaneità nei naif della Pianura Padana. A me interessa una tradizione “umile”, antistorica, non inclusa nei libri. Gente che decora chiese di campagna, taverne, sale da ballo, cantine, stalle, carri allegorici per celebrare culti religiosi del cattolicesimo rurale. “
 Luca Francesconi (tratto da: “intervista a Luca Francesconi” di Aurélie Voltz per MOUSSE Magazine)

 Luca Francesconi (Mantova, 1979 - vive e lavora a Milano)Ha preso parte a numerose mostre in spazi pubblici e privati, tra i quali: “Tracce di un Seminario” – Fondazione Ratti e Viafarini (2000), Biennale di Tirana (2001), Fuori Uso (2004), Galleria Civica di Trento (2004), Galleria Comunale di Monfalcone (2004), Galleria Cristina Guerra – Lisbona (2006), Maison Populaire – Montreuil (2007), Vianuova (2008), Palais de Tokyo, Galleria Umberto Di Marino (2009), Fondazion Sandretto Re Rebaudengo, Crac Alsace, Magasin – Grènoble, Fluxia (2010), Chez Valentin, Paris (2011) . Dal 2008 è membro di Apt global, sezione Berlino, su invito di Aurélie Voltz e Susanne Prinz. Tra il 2008 e il 2010 ha codiretto con Luigi Presicce e Valentina Suma lo spazio di progetto milanese Brown. Nel 2009 ha vinto il premio “Illy Present/Future” su proposta di Alexis Vaillant, Hans-Urlich Obrist e Jens Hoffman. Nell’ultimo anno ha pubblicato il libro “Sowing Calendar” e “Infinite Eye”, entrambe ricerche sul tempo e lo spazio nell’arte popolare e le sue connessioni con le dinamiche curatoriali, attualmente sta lavorando ad un nuovo testo. Nel 2011 è stato invitato da Bice Curiger ad “Illumination”, 54° Mostra Internazionale di Arti Visive di Venezia. E’ finalista della prossima edizione del Premio Moroso, per la fine del 2012 è in programma la sua prima mostra personale in ambito istituzionale al Crac Alsace di Alkirch in contemporanea al Museo d’Arte Contemporanea di Montbéliard a cura di Sophie Kaplan e Aurélie Voltz, la rivista Kalidoscope ne pubblicherà il catalogo. Attualmente collabora stabilmente con le gallerie Fluxia, Milano, Umberto Di Marino, Napoli e Chez Valentin, Parigi.

INNESTI 5
12 Maggio 2012
Massimo Grimaldi 





“Solitamente si pensa l’arte in termini di eccezionalità e valore, ma sono affascinato dal pensarla come il contrario. Non inseguo immagini eccezionalmente belle, ma la loro piacevolezza comune e mediocre, consumer. Cerco di non farle emergere, ma di farle affondare nel flusso delle immagini possibili, private della memoria del proprio stesso significato, nel panorama di valori arbitrari e indifferenziati che già adesso disegnano il nostro futuro.”
 Massimo Grimaldi Tratto da “La bellezza inerte degli attimi non colti”, intervista con Bartolomeo Pietromarchi, Flash Art n. 283 Maggio 2010


INNESTI6 
Sabato 16 giugno
Nacho Carbonell

«Sono concentrato sulle necessità dell’umanità contemporanea. I miei oggetti riflettono il mondo che vedo. E le sue nuove declinazioni, come il nomadismo».



Nacho-and-Odor-credits-Tatiana-Uzlova Nacho Carbonell, nato a Valencia nel 1980, è stato in America e in Messico prima di approdare in Olanda alla Design Academy di Eindhoven. In questa città ha fondato la sua factory in una chiesa sconsacrata. A 28 anni è stato nominato Designer of the Future dalla giuria di Design Miami/Basel. Alla undicesima Biennale di Architettura di Venezia ha portato la seduta Pump It Up, uno dei primi oggetti realizzati, presentato nella mostra S1ngletown curata dalla Fondazione Droog Design. Dietro l’apparenza ruvida delle sue opere, si nasconde un risvolto delicato, capace di offrire protezione, conforto, compagnia. La storia della sua produzione passa attraverso diverse tappe significative che l’hanno reso progressivamente celebre: dai nidi in pellicola di cellophane installati sugli alberi (Por Las Ramas, 2008) fino alle panche costruite per offrire un riparo in forma di bozzolo. Più recente è la Diversity Collection, presentata allo Spazio Ferrè durante il Salone del Mobile 2010, da Rossana Orlandi sua gallerista di riferimento. Una serie di 17 banchi uguali, trasformati da altrettante drammatiche varianti di materiali: metallo arrugginito, cemento corroso, vetro infranto. Del 2011 è Playground Closes at Dusk, il parco giochi sensoriale da sperimentare, esposto all’ingresso del padiglione fieristico del Design Miami/Basel.

 INNESTI 7
 Sabato 1 dicembre 2012
  RITMI PERIFERICI Sound/Time/Walk con ALBERT MAYR 

Albert Mayr_ 2 momenti del rilevamento delle permanenze e dei movimenti in piazza Dalmazia a Firenze (Facoltà di architettura, Firenze) Sabato 1 dicembre 2012, Albert Mayr, artista e compositore internazionale, sarà a Cagliari per il settimo appuntamento del ciclo di incontri INNESTI, organizzato dalle associazioni bertafilava e IdeeArte, in collaborazione con Cesarina Siddi e Giulia Casula. Alle ore 9:30 primo appuntamento con l’artista nell’Aula Magna di Architettura, per una breve introduzione all’esplorazione urbana, Sound/Time/Walks, che offrirà prospettive insolite di ascolto di alcuni luoghi rappresentativi della vita urbana cagliaritana. La Sound/Time/Walk è aperta a tutti e proseguirà fino alle 16:00 del pomeriggio, includendo la pausa pranzo. Alle ore 18:30, appuntamento nell’Aula Magna di Architettura per la Lecture RITMI PERIFERICI Sound/Time/Walk in cui Albert Mayr racconterà il suo percorso artistico che interessa i campi della musica e dell’arte sperimentale, del paesaggio sonoro e dell’estetica del tempo. Nel corso dell’incontro saranno proiettati materiali relativi alla Sound/Time/Walk svoltasi a Cagliari nella giornata, con i contributi degli studenti del Corso di Laurea in Architettura e di tutti i partecipanti. *** Nelle Sound/Time/Walks condotte da Albert Mayr i partecipanti sono coinvolti nella esplorazione della città, allo scopo di sviluppare forme di sensibilità e di esperienza per eventi piccoli e sommessi e di rappresentare l’esperienza graficamente. Come suona il mondo che ci circonda, quali sono i suoi ritmi? Qual è la distribuzione spazio-temporale degli eventi sonori? Come possiamo ascoltare – anche – con gli occhi? Il Sound/Time/Walk di Albert Mayr è un’esperienza che mira a prendere coscienza dei concetti di ascolto profondo e di ecologia sonora e temporale. Il gruppo dei partecipanti scopre un nuovo modo di leggere lo spazio circostante e al termine del percorso, elabora una partitura grafica dell’esperienza.



REVERSE
Progetto di Alessandro Biggio e Marco Lampis a cura di Micaela Deiana Inaugurazione sabato 14 aprile- 20 maggio 2012.


Biggio - Lampis
Biggio - Lampis


Sabato 14 aprile alle ore 17.30 a Cagliari nella Sala delle Volte del Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà, apre al pubblico Reverse,  progetto di Alessandro Biggio e Marco Lampis, a cura di Micaela Deiana.

Reverse non vuole essere una mostra collettiva, ma un progetto, esperimento che vede cinque artisti - Alessandro Biggio, Marco Lampis, Pietro Mele e il duo Quit Project - agire sullo stesso spazio lavorando l’uno con la produzione dell’altro, modificando quotidianamente opere, posizioni ed energie. Nasce così un’installazione ambientale che oltre a porre all’attenzione del pubblico le singole opere, crea uno spazio fisico da fruire, un luogo che invita lo spettatore a fare esperienza delle proprie sensazioni sollecitate dagli input degli artisti.
Alessandro Biggio sagoma i vuoti delle architetture, siano queste costruite dall’uomo o dalla natura, utilizzando il ciclo di trasformazione di materiali quali cenere e calce.
Marco Lampis  indaga la percezione sensoriale dello spazio e del suono attraverso la riproduzione di immagini e lo svelamento delle forme nascoste negli oggetti.
Pietro Mele dà concretezza visiva, utilizzando prevalentemente il mezzo video, ai segni che le contraddizioni del mondo contemporaneo incidono sui paesaggi e sulla percezione umana del tempo.
Quit project, duo composto da Marcello Cualbu e Michele Casanova, fonde suono, video e luce in installazioni e performance interattive che costringono lo spettatore a fare i conti con il filtro tecnologico con cui oggi vede il mondo che lo circonda.
Per questa occasione la Sala delle Volte ospita due ambienti. Attraversato il primo, il luogo dell’arte, il visitatore accede all’archivio, dove può indagare il processo che ha portato allo sviluppo dell’installazione. Viene quindi posto a disposizione l’apparato documentario che testimonia l’evoluzione del lavoro degli artisti, con l’esposizione dei loro portfolio e di testi critici che, uniti a un’accurata time line fotografica, svelano la struttura fisica e concettuale su cui poggiano le fondamenta dell’installazione.
Oltre all’archivio e allo spazio, modificati quotidianamente, Reverse vuole aprirsi alla città. Per questa ragione, oltre agli opening, sono previsti altri due incontri: Riverse Talk. Riflessioni in cui il pubblico potrà confrontarsi con gli artisti e la curatrice e Riverse young, laboratorio didattico per i bambini in età scolare.

Calendario Opening

14 Aprile, ore 17.30     
Opening. Reverse #1_  Alessandro Biggio e Marco Lampis
28 Aprile, ore 18.00
Reverse #2_ Alessandro Biggio, Marco Lampis, Pietro Mele
9 Maggio, ore 18.00Reverse #2_ Alessandro Biggio, Marco Lampis, Pietro Mele, Quit Project
18 Maggio, ore 17.30
Reverse Talk. Riflessioni
20 Maggio, ore 11.00
Reverse Young. Laboratorio didattico per bambini



BRACCIA #1  Alexandra Bircken, Michael Höpfner, Luca Francesconi, J.Parker Valentine, Ian Pedigo e Luca Trevisani.
Wilson Project, MAN Nuoro, Museo Marino Marini Firenze 2013-2014


Braccia #1 (Alessandro Biggio e Luca Francesconi / Alessandro Biggio e Alexandra Bircken / Alessandro Biggio e Luca Trevisani) - veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013
Braccia #1 (Alessandro Biggio e Luca Francesconi / Alessandro Biggio e Alexandra Bircken / Alessandro Biggio e Luca Trevisani) – veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013

I motivi che mi hanno portato a sviluppare questo progetto sono diversi e riconducibili al mio percorso artistico, a riflessioni sulle dinamiche legate ai processi creativi, alla necessità di riconsiderare il rapporto tra insularità e isolamento. Avevo bisogno di un gesto estremo che mi consentisse di vedere e vivere l’approccio all’opera da una prospettiva diversa, di eliminare quasi tutto.
Mettermi al servizio di qualcun altro mi è sembrato il modo più radicale per farlo.  “Braccia” al servizio di artisti lontani da me, dalla Sardegna, provando a capire se in questo ci potesse essere un potenziale espressivo, uno spazio piccolo o grande da ritagliarmi. Da qui la necessità di sperimentare una diversa relazione tra ideazione e realizzazione nella produzione dell’opera d’arte, e di farlo nella mia isola.
L’idea e il progetto che ne sono seguiti, la cui elaborazione ha richiesto diverso tempo, ha però bisogno di una condivisione di intenti e di ricerca che non è affatto scontata. Ad artisti selezionati secondo criteri di affinità e di vicinanza al mio lavoro ho chiesto di elaborare un progetto per un’opera inedita. Una volta definito il progetto, mi sono fatto carico della sua realizzazione. In realtà i due momenti, fino ad ora, non sono stati quasi mai così distinti. L’ideazione degli artisti è stata infatti spesso frutto di uno scambio di suggestioni, idee, immagini, così come la realizzazione dell’opera può dirsi a sua volta il risultato di confronti su aspetti tecnici particolarmente complessi, sui materiali, sulle forme, sulla difficoltà e sul fascino della distanza, sul senso del procedere insieme.


Braccia #1 (archive) - veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013


Braccia #1 (archive) – veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013

Ogni opera è così l’esito dell’intervento di due artisti, l’autore del progetto e l’autore materiale. Alla base di questo processo è il riconoscimento da parte di entrambi che in ciascuno dei due momenti che portano all’opera finita vi sia una componente creativa. Ho pensato, e con me gli artisti coinvolti, che potesse essere molto stimolante provare a capire in che modo mente e braccia interagiscano e quanto dipendano l’una dalle altre e viceversa, provando così a osservare da una diversa prospettiva due momenti generativi dell’opera, quello intellettuale e quello materiale, quasi mai equivalenti nel loro “peso”, spesso difficilmente scindibili in modo distinto.
Non è facile far sì che tutto questo non si riduca alla semplice esecuzione di un insieme di istruzioni; per fare in modo che l’esito sia qualcosa di diverso, è necessario immergersi in  un processo di riflessione e confronto che va continuamente alimentato. È indispensabile inoltre una dedizione esclusiva al progetto.
Quanto del mio sentire possa passare nella realizzazione di progetti altrui ha rappresentato e rappresenta l’incognita del procedere in questo progetto. Braccia richiede sicuramente un sentimento di condivisione, o comunque di accettazione, da parte mia e degli artisti coinvolti, dell’incertezza del processo creativo e della  possibilità che questo sia anche esito di fattori inattesi o che magari non porti a niente.


Braccia #1 (Alessandro Biggio e J. Parcker Valentine / Alessandro Biggio e Luca Francesconi) - veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013
Braccia #1 (Alessandro Biggio e J. Parcker Valentine / Alessandro Biggio e Luca Francesconi) – veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2013

Braccia è anche un’occasione per riflettere su un’idea di insularità intesa come luogo della relazione, nella convinzione che la distanza possa rappresentare non un limite ma un valore se colmata dal confronto, se trasformata in desiderio di incontro allo scopo di un mutuo riconoscimento. La Sardegna diventa per Braccia il punto di arrivo e di convergenza di idee, di progetti che qui prendono forma in virtù di una vicinanza che non necessita la presenza fisica, ma che proprio dalla distanza intende trarre nuova linfa. Gli artisti co-autori risiedono lontano dall’isola e pertanto sono distanti durante l’elaborazione del progetto e non sono presenti durante la realizzazione delle opere. Queste alla fine si configurano conseguentemente e volutamente come elementi di rottura simbolica e fisica di una condizione di lontananza ascrivibile all’insularità e si fanno motivo di incontro, di relazione che non può e non vuole prescindere dalle suggestioni, dai limiti e dai potenziali che la Sardegna porta con sé.
Alessandro Biggio ( www.artribune.com)

Alessandro Biggio alla scuolacivica d'Arte Contemporanea